Il Rondani alla Cerimonia di Deposizione delle Corone presso le lapidi dei luoghi della Resistenza.

img evento 25 aprile

Nell’ambito delle celebrazioni per l’Anniversario della Liberazione d’Italia del 25 aprile, la mattina di venerdì 24, una rappresentanza degli studenti delle classi quinte dell’Istituto “Rondani”, accompagnata dai docenti, è intervenuta alla Cerimonia di Deposizione delle Corone presso le lapidi dei luoghi della Resistenza. Alla cerimonia - organizzata dal Comune di Parma nelle mattinate del 22 e del 24 con il coinvolgimento attivo delle scuole della città - insieme al nostro istituto, hanno partecipato anche studenti e docenti del “Melloni”, del “Romagnosi” e dell’”Ulivi”. All’evento, che si è svolto alla presenza del Presidente del Consiglio Comunale Michele Alinovi e del Consigliere Provinciale Franco Torreggiani, hanno aderito anche le rappresentanze dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e dell’Associazione Nazionale Bersaglieri.

Il punto di ritrovo e di raccolta per tutti è stato piazzale Rondani, prima tappa importante della cerimonia stessa: proprio in quel luogo infatti, di fronte al monumento alle Barricate, si sono potute ricordare le drammatiche e gloriose giornate dell’agosto del 1922, quando la città ha fermato il Fascismo. Il corteo celebrativo si è incamminato successivamente verso il Liceo “Romagnosi”, dove gli studenti hanno tenuto letture di testi poetici sulla Resistenza, per poi proseguire il proprio tragitto - lungo viale Maria Luigia - in direzione dell’”Ulivi”, presso cui si è reso omaggio alla figura del Partigiano Giacomo, al quale è intitolato il liceo stesso. Il quarto luogo commemorativo è stato piazzale Marsala, in cui ci si è posti al cospetto della lapide che ricorda i soldati italiani caduti tra l’8 e il 9 settembre del 1943 nell’opporsi alle truppe di occupazione tedesca. In seguito, al Cimitero della Villetta - tappa finale dell’itinerario previsto dal percorso cerimoniale - le studentesse e gli studenti del “Rondani” hanno letto con grande partecipazione sia le poesie di Italo Calvino e Dino Buzzati presso il Monumento al Partigiano, sia i versi di Corrado Govoni e Giuseppe Ungaretti davanti al monumento dedicato ai Martiri di Cefalonia.

Per i morti della Resistenza (Giuseppe Ungaretti)
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

XXV Aprile (Italo Calvino)
Forse non farò
cose importanti,
ma la storia
è fatta di piccoli gesti anonimi,
forse domani morirò,
magari prima
di quel tedesco,
ma tutte le cose che farò
prima di morire
e la mia morte stessa
saranno pezzetti di storia,
e tutti i pensieri
che sto facendo adesso
influiscono
sulla mia storia di domani,
sulla storia di domani
del genere umano.

Morte del Partigiano (Corrado Govoni)
Dorme nei suoi capelli, vegetali
fili che il sole e il vento scioglieranno
vivi all’alba: una buia sventagliata
di mitra lo sferzò tra capo e collo
come brusca manata di un amico:
così cadde supino, per voltarsi
a riconoscerlo e a scambiare il colpo.
Non sentì allontanarsi per la riva
i passi dei fucilatori, dopo
che gli diedero un calcio per saluto
gridandogli: «Carogna!», e dentro il fiume
scaricarono l’arma e un po’ più avanti
graffiarono rabbiosamente il ponte
di bombe a mano: troppo poco a dare,
anche se così complice od assente,
che la notte straripi di terrore

per un sol sparo secco. Dorme, dorme
lungo disteso, stretto il gonfio collo
nella sciarpa di sangue larga e morbida
sempre più gelida; e il lungo cappotto
indurito di brina è il suo sepolcro.
E la sua patria è l’erba

Aprile 1945 (Dino Buzzati)
 Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.